Come organizzare una sfilata ai tempi del Covid - Il blog di Smart Eventi
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Come organizzare una sfilata ai tempi del Covid

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Scritto da Angela

L’industria della moda si è adattata alla pandemia prima delle altre, per lo meno in tema di organizzazione di eventi e gestione della sicurezza. I primi eventi virtuali a fare scalpore, nel 2020, sono stati gli showcase di alcuni grandi brand, che hanno deciso di organizzare sfilate utilizzando tecnologie avanzatissime, certo non alla portata della maggior parte delle piccole e medie imprese che costituiscono lo zoccolo duro del settore. Eppure, anche senza arrivare a permettersi sofisticati sistemi di realtà virtuale e ologrammi, gli stilisti di tutto il mondo hanno seguito l’esempio dei pionieri dell’industria, adattandosi e facendo scuola in materia di gestione di eventi nell’era pandemica e post pandemica. Organizzare una sfilata ai tempi del Covid non è cosa da poco: il distanziamento limita l’afflusso del pubblico, tutto lo staff deve adattarsi a procedure di igiene rigidissime, eppure questo genere di eventi non si sono fermati praticamente mai. Noi stessi ne abbiamo organizzati diversi in questi due anni. Come? Con creatività e attenzione, seguendo alcune regole fondamentali.

Come organizzare una sfilata ai tempi del Covid

Il problema principale, che riguarda l’organizzazione di una sfilata più di quanto non riguardi qualsiasi altro tipo di evento, è quello dello stile. Siamo abituati a veder ridotta all’osso la struttura logistica degli eventi in presenza, per questioni di igiene: le sedute devono essere distanziate, i posti rigidamente assegnati, i materiali da preferire sono quelli facili da sanificare, tutte le occasioni di assembramento, come cocktail e buffet, vanno rigorosamente evitate. Queste limitazioni sono forse accettabili per una conferenza o un seminario dove tutti i partecipanti sono interessati al contenuto e possono transigere sullo stile in una situazione di emergenza. Ma quando si organizza una sfilata il contenuto è lo stile. E viceversa. Le geometrie degli spazi, il risalto da dare alle collezioni, l’accoglienza di lusso per gli ospiti sono elementi fondamentali tanto quanto i capi che vengono mostrati in passerella. E per quanto si possa pensare di integrare la mascherina nel look dei modelli e delle modelle, con una scelta adeguata di accessori e trucco, resta assai difficile creare l’atmosfera giusta se le considerazioni sull’igiene rischiano di trasformare la location in una sterile sala d’attesa. Per questo, nell’organizzare sfilate, abbiamo puntato prima di tutto sulle location storiche che permettano un’eccellente areazione naturale, come antichi chiostri e cortili, nei quali è il prestigio stesso dell’edificio a fornire una buona parte dell’impatto scenografico. Inoltre, sfruttando il privilegio del nostro clima temperato, scegliere luoghi che alternino spazi aperti e parziali coperture ci permette una maggiore flessibilità dal punto di vista della capienza.

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Sfruttare al meglio le tecnologie

Per quanto una certa location possa garantire l’accesso di qualche buyer in più, in questo momento di crisi, per i brand di moda, una semplice sfilata davanti a un pubblico ristretto potrebbe non essere sufficiente, in termini di ROI. L’industria della moda ha sofferto gravemente della contrazione dei mercati e non è possibile ignorare la necessità di massimizzare l’impatto di ogni evento e l’utilità di ogni investimento. Per questo motivo, ormai, quasi tutti gli eventi di alto profilo sono ibridi, ovvero prevedono un accesso in persona, limitato ed esclusivo, e uno online, in streaming con elementi interattivi, che permetta di raggiungere anche quelle fasce di pubblico che in condizioni normali non sarebbero garantite. Il grande vantaggio di questa opzione, ovviamente, è che genera automaticamente contenuti multimediali che possono essere impiegati per campagne di marketing, per rendere le sfilate disponibili online anche dopo l’evento e per promuovere non solo le collezioni, ma le politiche di sicurezza dell’azienda che le presenta.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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