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Il lavoro ibrido: a che punto siamo? Il sondaggio di Google Workspace

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Scritto da Angela

A ottobre 2021 Google Workspace ha commissionato ad Economist Impact un sondaggio mondiale sull’attuale situazione del lavoro ibrido. Quali sono le sfide e le nuove opportunità legate allo sviluppo di questa nuova risorsa ed enfatizzate dai cambiamenti indotti dalla pandemia? Più del 75% dei partecipanti al sondaggio non ha dubbi: il lavoro ibrido o flessibile diventerà una realtà standard nei prossimi tre anni. Il 70% degli intervistati ha inoltre dichiarato di non aver mai utilizzato il lavoro da remoto prima della pandemia e questo è un ulteriore indizio del fatto che questo modello possa diventare dominante, negli anni a venire. Ma la strada è davvero tutta in discesa? Ovviamente no.

Che cosa si intende per lavoro ibrido?

Se si vuole rendere questa risorsa davvero sostenibile nel lungo periodo, bisogna colmare alcune lacune e pianificare il tutto nel modo più efficace. Intanto, bisogna chiarire il concetto stesso di lavoro ibrido, rifuggendo da semplificazioni fuorvianti. Per esempio, non bisogna pensare solo in termini di diversa location, ma includere nel ragionamento anche il concetto di flessibilità dell’orario di lavoro. Il senso comune ci porta infatti a pensare spesso a un modello estremo, che vede da un lato un lavoro in ufficio a tempo pieno e senza flessibilità di orario, e dall’altro un lavoro totalmente da remoto e con orari ultra-flessibili. In realtà il lavoro ibrido sarà probabilmente destinato a collocarsi nel mezzo, in modo fluido e non standardizzato.

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Migliorare il modello per puntare alla sostenibilità di lungo periodo

Uno dei principali problemi dichiarati dai partecipanti al sondaggio riguarda l’isolamento prodotto dal lavoro da remoto. Il 57% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi in generale “disconnesso”, il 62% di aver subito un blocco della carriera per via delle scarse possibilità di networking e il 54% di aver sofferto psicologicamente a causa delle limitate interazioni umane con i colleghi.

Se si vuole rendere sostenibile il lavoro ibrido, bisogna eliminare questo senso di isolamento. Meeting ed eventi digitali possono essere una risorsa, come dichiara il 72% degli intervistati e in questa direzione sono già disponibili nuovi strumenti e spazi virtuali che agevolano una comunicazione efficace. Contemporaneamente, però, è necessario nutrire e monitorare anche nuove connessioni spontanee.

Molte persone che lavorano da remoto, inoltre, si avvalgono di una tecnologia obsoleta, hanno problemi di connessione e sono costretti a utilizzare un numero eccessivo di applicazioni, senza contare la necessità di accedere a un elevato numero di file collocati in posti diversi. Oltre ad acquisire nuovi strumenti in grado di rendere le operazioni più fluide, quindi, per ottimizzare il lavoro ibrido c’è bisogno anche di far funzionare meglio quelli che già esistono.

Il lavoro ibrido e le interazioni umane: un cambiamento culturale

Ci vuole infine una nuova e migliore cultura organizzativa. La maggior parte dei partecipanti al sondaggio ha infatti lamentato la mancanza di una supervisione “faccia a faccia”, con conseguente aumento di un senso di distacco tra manager e dipendenti. Il dato è confermato dal 70% degli intervistati, che sentono l’esigenza di un miglioramento del relativo rapporto di fiducia. I noti strumenti del training e delle management best practises vanno sicuramente praticati di più, ma devono anche evolversi, insieme al ruolo stesso del manager, all’interno di un modello nuovo. Parallelamente, deve rafforzarsi la cooperazione tra colleghi, dopo che la crisi del Covid19 ha congelato in modo traumatico le interazioni umane in ambito professionale. Questo può avvenire anche ritrovando lo spirito di squadra in modo leggero e coinvolgente e in questa direzione sono già disponibili anche tipologie di team building organizzate in remoto.

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Sono queste le sfide del futuro, che si preparano a partire dall’imminente 2022 e che vedranno l’implementazione di un modello di lavoro ibrido sempre più efficace, attraverso la giusta combinazione di flessibilità, nuovi strumenti o miglioramento della funzionalità di quelli esistenti e un cultura manageriale e organizzativa evoluta, che tenga conto delle opportunità nate dalla crisi. 

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Informazioni sull'autore

Angela

Editrice e co-fondatrice dell'agenzia di comunicazioni Fiore & Conti Gbr. Vive e lavora a Berlino

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