Perché il settore dei viaggi incentive è sempre in crescita
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Perché il settore dei viaggi incentive è sempre in crescita

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Scritto da Angela

Quando abbiamo cominciato a occuparci di viaggi incentive, di questo settore in Italia si parlava ancora relativamente poco. A investire in viaggi incentive erano soprattutto le grandi aziende multinazionali, che avevano mutuato dall’estero questo aspetto della cultura aziendale e ne riconoscevano i benefici. Oggi, a diversi anni di distanza e in un mercato assai diverso, il settore dei viaggi incentive cresce più rapidamente e costantemente di molti altri ambiti legati agli eventi aziendali. Perché? Le ragioni sono molteplici, ma alla base c’è l’ormai indiscutibile convenienza per le aziende.

Un’industria che cresce e cambia: il settore dei viaggi incentive vale 75 miliardi

Secondo SITE, la più grande organizzazione di professionisti dei viaggi incentive al mondo, questa industria da sola vale circa 75 miliardi di dollari a livello mondiale e nel 2019 è cresciuta del 22% (contro il 19% dell’industria degli eventi nel suo complesso). Le ragioni di questa crescita accelerata sono da ricercare nel cambiamento sostanziale del modo di intendere questo tipo di viaggio. Per molte aziende non si tratta più di un mezzo esotico da utilizzare per premiare i dipendenti o incentivare la competitività della dirigenza. Sempre più aziende, infatti, hanno incorporato i viaggi incentive nell’identità stessa del proprio brand interno, facendone uno strumento di motivazione che aiuta a vivere l’ambiente di lavoro in modo completamente diverso.

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Il mondo del lavoro cambia: non lasciarti scappare i talenti migliori!

A influire sulla crescita del settore dei viaggi incentive ha contribuito anche il fluidificarsi del concetto stesso di lavoro. Viviamo in un’epoca di automazione massiccia, che sta fagocitando molte funzioni fino a poco tempo fa ritenute impossibili da affidare a un algoritmo. Questo vuol dire che la competizione per le posizioni meno qualificate si fa sempre più feroce, in questo momento di transizione, e che molti lavoratori corrono a riqualificarsi per ampliare le proprie competenze. All’altra estremità di questa forbice ci sono i grandi talenti, le professionalità di spicco, le figure che possono davvero fare la differenza all’interno dell’azienda che ha la fortuna di assumerle. Questo vale per tutti i settori: dal marketing alle discipline STEM, dalla sicurezza informatica al project management. Oggi assumere un “top talent” non è più sinonimo di sicurezza a lungo termine: i grandi professionisti sono consapevoli del loro valore sul mercato e non mancano di rinegoziare spesso la propria posizione. Per questo un programma di viaggi incentive di altissimo livello si presenta sempre più come un benefit desiderabile per chi voglia tenersi stretti i propri “campioni”.

Perché i viaggi incentive valgono (molto) più degli incentivi economici

Qualcuno potrebbe obiettare che, per tenersi stretti i grandi talenti della propria industria, basti pagarli di più. Alla prova dei fatti, tuttavia, scopriamo che le cose non stanno esattamente così. Certo, uno stipendio di tutto rispetto è la minima condizione necessaria per attrarre un grande talento, ma potrebbe non essere sufficiente. Prima di tutto perché qualsiasi offerta economica può essere superata e in secondo luogo perché chi percepisce compensi di un certo livello sa benissimo che la propria professionalità è grandemente apprezzata e applica molte considerazioni, non tutte economiche, alla scelta dell’azienda alla quale legarsi. Per questo i viaggi incentive non devono semplicemente essere vacanze esotiche e costose, ma esperienze davvero uniche, che anche un ricco stipendio non basterà a eguagliare. Molti, per esempio, possono ricevere un compenso mensile da capogiro, ma solo pochissimi avranno i contatti giusti per garantirsi l’accesso privato ed esclusivo a un grande museo con opere d’arte di rilevanza mondiale, o potranno assistere a un grande evento sportivo o musicale in una postazione esclusiva.

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Non è solo questione di budget

Per tutti questi motivi, il successo di un viaggio incentive non dipende solo dal budget. Se l’esperienza deve essere unica e fonte di ispirazione, è necessario progettarla su misura per ogni viaggiatore. Un posto in prima fila per un incontro di torneo del Grande Slam può essere molto costoso: prima di affrontare questa spesa è opportuno accertarsi che il destinatario dell’incentivo sia un patito del tennis. Allo stesso modo sarà inutile spendere migliaia di euro per una poltronissima alla prima della Scala, se il destinatario non è un appassionato melomane. Non è quindi solo questione di budget. Si potrebbe quasi dire che organizzare un viaggio incentive è un po’ come fare un regalo alla persona amata: più ancora della spesa conta il dimostrare di conoscere l’altro, di sapere davvero cosa lo renderà felice. Occorre creare un’esperienza unica che rifletta l’unicità della persona.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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