L'industria degli eventi riparte: ecco come lavorare in sicurezza
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L’industria degli eventi riparte: ecco come lavorare in sicurezza

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Scritto da Angela

L’industria degli eventi, come tutti sanno, è stata fra le più colpite dal lockdown e dal contraccolpo economico e professionale della pandemia. Le misure di sicurezza, fin dall’inizio, si sono concentrate in modo particolare sulla cancellazione degli eventi e la loro ripresa ufficiale è stata sancita solo a partire da settembre. Come stanno reagendo gli operatori del settore e i loro clienti alla nuova situazione? Come procede la ripresa delle attività? Che esito ha dato l’organizzazione degli eventi in sicurezza e che cosa si può fare per rilanciare questo settore senza esporre il pubblico e lo staff ad alcun rischio?

Automotive, roadshow, tecnologia: ecco da dove ripartono gli eventi

Il settore degli eventi aveva in parte ripreso la sua attività già a luglio, nelle regioni che avevano scelto di derogare al Dpcm allora in vigore. Nell’ambito degli eventi corporate, in particolare, le misure di sicurezza sono state particolarmente stringenti e questo ha avuto effetti palesi anche sulla tipologia di clienti che per primi hanno affrontato le difficoltà della ripresa post-lockdown. Fra i primi settori a ripartire, non a caso, c’è stato quello dell’automotive, che per sua stessa natura tende a gestire gli eventi in spazi più grandi e che non richiede, per la prova e la valutazione del “prodotto”, la creazione di assembramenti. In seguito alcuni grandi brand hanno ripreso a organizzare roadshow, approfittando del clima mite che consente ancora di trattenersi all’aperto. Infine, alcuni brand di tecnologia ed elettronica di consumo hanno iniziato a organizzare piccoli eventi, spinti dalla necessità di ristabilire un contatto diretto con i propri clienti reali e potenziali.

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Le misure di sicurezza: la ripartenza dell’industria degli eventi dipende da noi

Le misure di sicurezza ormai le conosciamo e le applichiamo tutti nella vita quotidiana: indossiamo le mascherine, manteniamo le distanze e curiamo l’igiene nei contatti quotidiani. Ma cosa devono fare gli operatori dell’industria degli eventi per garantire o almeno preservare la sicurezza di tutti coloro che partecipano agli eventi stessi? Fra i primi passi in questo senso c’è l’assegnazione a ogni azienda e a ogni singolo evento di un “Covid Manager”, ovvero di una figura il cui scopo è proprio garantire il rispetto delle linee guida dettate dal governo e dalla comunità scientifica internazionale. Non si tratta solo di obbligare i partecipanti a un evento a non assembrarsi, ma anche di strutturare lo spazio e le attività in modo tale da permettere a tutti di godere al meglio dell’esperienza senza correre rischi.

Il digitale è il nostro miglior alleato

Fino a un anno fa, l’idea di un evento interamente digitale non avrebbe avuto un grande appeal, a meno di non avere ospiti assolutamente sensazionali. Oggi, ovviamente, siamo tutti molto più abituati a considerare perfettamente valida l’esperienza interattiva di una conversazione via Zoom o di una fiera virtuale, nonostante queste nuove abitudini ci abbiano fatto scoprire più che mai l’insostituibilità degli eventi in presenza. Le tecnologie digitali si rivelano, in questa fase, le migliori alleate dell’industria degli eventi, poiché permettono di creare soluzioni ibride, che rendono l’esperienza dell’evento dal vivo ricca e interessante anche se le interazioni fisiche sono ancora e necessariamente limitate – e continueranno a esserlo. Mai come in questo momento, il fatto di poter espandere, grazie alla tecnologia, la sfera dell’esperienza umana è un grandissimo vantaggio, perché ci aiuta a riempire tutti gli “spazi” (inteso tanto in senso fisico e letterale quanto metaforico) che il distanziamento sociale ci obbliga a lasciare vuoti.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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