Conflitti sul lavoro. E se dipendesse da te?
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Conflitti sul lavoro. E se dipendesse da te?

conflitto sul lavoro
Scritto da Angela

Quando si parla di “colleghi da incubo”, di quei soggetti che rendono tossico l’ambiente di lavoro, è facile riscuotere entusiastici cenni di assenso e sguardi complici. A tutti è capitato di pensare che un certo collega avesse un effetto negativo sul clima generale dell’ufficio e sullo spirito di squadra. Viene da pensare che questo tipo di argomenti riscuotano un consenso pressoché universale, ma allora ci si potrebbe chiedere come sia spiegabile la presenza di “elementi tossici” in quasi tutti i luoghi di lavoro. E se fossi proprio tu il “collega da incubo” all’interno del tuo team, te ne renderesti conto? Probabilmente no. A occuparsi di questo argomento, contrariamente a quanto si può pensare, non sono stati solo blog di costume, ma la prestigiosa Harvard Business Review, che ha effettuato una ricerca sulla correlazione fra il modo in cui ognuno di noi viene percepito dagli altri e come invece ci percepiamo individualmente e come pensiamo di comunicare la nostra personalità. Ecco i segnali che il problema nel tuo ambiente di lavoro invivibile potresti essere tu.

1. Ti senti un “martire” del lavoro

Ti capita di pensare che, all’interno del tuo team, tutti lavorino meno e peggio di te? Ti capita di pensare che il peso di tutto il lavoro dell’intero ufficio ricada sulle tue spalle, che tocchi sempre a te riparare le magagne altrui e che nessuno si impegni quanto te né ti apprezzi davvero? Brutte notizie: è altamente probabile che i tuoi colleghi ti percepiscano come egoista. Quello che tu percepisci come impegno e abnegazione, agli altri può apparire come un desiderio di primeggiare facendo sfigurare i colleghi. Prova a chiederti che cosa sai davvero dei tuoi colleghi, quanto conosci dei loro obiettivi e delle difficoltà che devono affrontare. Se la risposta è “molto poco”, alla base potrebbe esserci un problema di comunicazione. Per modificare questo stato di cose, puoi provare a interagire di più con i colleghi di cui sai poco o nulla, per cercare di capire la loro prospettiva sul lavoro che svolgete insieme. Dimostrare di rispettare e valorizzare gli altri e di empatizzare con le loro necessità e difficoltà e imparare a delegare sono i modi più semplici per smettere di essere percepiti come l’equivalente professionale del “secchione” della classe.

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2. Pensi che la stima degli altri si guadagni solo con la competenza professionale

Essere capaci ed efficienti nel proprio lavoro, ovviamente, è essenziale. Alcuni, tuttavia, ritengono che per fare emergere al meglio queste qualità sia necessario mantenere un atteggiamento distaccato e professionale, che in molti casi viene percepito come freddo. Il motivo per cui diamo importanza al “calore” delle persone è un riflesso evolutivo, che ci porta a cercare di capire prima possibile se l’individuo che abbiamo di fronte è un potenziale rivale o un potenziale alleato. Quello che viene percepito come genuino “calore umano” trasmette l’idea che il soggetto sia ben intenzionato nei nostri confronti e crea una sorta di pregiudizio positivo, per cui siamo più inclini a perdonare gli errori e a considerarli non intenzionali piuttosto che malevoli. Per “calore umano” sul posto di lavoro, tuttavia, non si deve intendere una confidenza eccessiva o artificiosa: non occorre – anzi è inopportuno – spostare le discussioni sul piano privato con colleghi appena conosciuti o invadere lo spazio personale altrui. I comportamenti che determinano la percezione di una persona come “calda” o “fredda” sono molto più sottili: cercare e mantenere il contatto visivo, dimostrare di prestare attenzione agli altri quando espongono un concetto, evitare di chiudersi in se stessi (per esempio controllando il telefono) durante una riunione, intervenire senza interrompere. Spesso la mancanza di questi comportamenti è dettata dalla timidezza, più che da un senso di superiorità, ma è opportuno prestare attenzione alla percezione degli altri per evitare di essere fraintesi.

3. Ti compiaci di essere molto attento alle regole

Le regole sul luogo di lavoro sono essenziali, su questo siamo tutti d’accordo. Anche i più scrupolosi fra di noi, tuttavia, devono riconoscere che non tutte le regole sono uguali. Le regole che hanno una base legata alla sicurezza, alla legalità o all’etica, per esempio, vanno senz’altro seguite senza eccezioni, mentre quelle che vengono istituite semplicemente per rendere la vita più semplice sul luogo di lavoro possono essere considerate con un po’ più di flessibilità. Tutte le regole che si riferiscono ad ambiti come gestione dei processi e organizzazione generale del lavoro, per esempio, hanno senso di sussistere soltanto se effettivamente ottengono gli obiettivi che si sono preposte. In alcuni casi può capitare che infrangere una consuetudine più o meno regolamentata elimini un problema a breve termine o aiuti a raggiungere un obiettivo più ampio. Alcuni di noi, tuttavia, proprio non sopportano l’idea che una regola possa essere infranta e si scagliano con decisione anche contro le trasgressioni più inoffensive. Se ti riconosci in questo ritratto, se l’idea stessa di non rispettare una regola qualsiasi ti fa sprofondare nell’ansia, sappi che probabilmente i tuoi colleghi non vedono di buon occhio questo tratto del tuo carattere. Essere eccessivamente rigidi, anche quando le conseguenze della flessibilità non sono negative, non è una buona idea per chi lavora in team. L’unica soluzione possibile è quella di accettare la complessità delle situazioni e imparare a valutare caso per caso quando sia giusto essere inflessibili e quando invece si possa chiudere un occhio per il bene comune.

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Informazioni sull'autore

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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