Team building a distanza: ecco perché fa bene all'azienda
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Team building a distanza: ecco perché fa bene all’azienda

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Scritto da Angela

I luoghi di lavoro non sono più gli stessi. Le pause alla macchinetta del caffè sono scaglionate, le chiacchiere fra colleghi ridotte al minimo e l’home office è ormai una realtà stabile, per cui si può lavorare insieme senza incontrarsi quasi mai. Sono in molti a dirci che questa nuova dimensione, soprattutto per coloro che non sono abituati a viverla, è spiazzante. Le connessioni umane si fanno più rarefatte e ci si sente isolati, si fatica a sentirsi parte del team. Proprio per venire incontro alle nuove esigenze dei team che si trovano a lavorare a distanza, i nostri esperti hanno creato una serie di attività di team building a distanza, pensate per chi ha bisogno di sentirsi vicino ai colleghi anche in questo periodo in cui tutti siamo obbligati a stare lontani. In questo post risponderemo ad alcune delle domande più frequenti delle aziende che si accostano per la prima volta al team building a distanza.

Ha senso organizzare un team building a distanza?

Certo! Sentirsi parte di un gruppo è importante quando si lavora con gli altri, indipendentemente dalla possibilità o meno di trascorrere le ore lavorative nello stesso posto. La mancanza di questo coinvolgimento mentale ed emotivo può generare un senso di alienazione e danneggiare la motivazione, peggiorando tanto i livelli di produttività quanto la qualità della vita dei componenti del team. Il team building a distanza aiuta i colleghi a riconnettersi gli uni con gli altri e a percepire il proprio “ufficio virtuale” come uno spazio condiviso.

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Di cosa ha bisogno il mio team per dare il meglio anche in smart working?

Una delle necessità più spesso manifestate dai team che lavorano in remoto è quella di “guardarsi in faccia” a vicenda, di mantenere la spontaneità e l’autenticità della comunicazione. Non bisogna infatti trascurare le dinamiche umane sul posto di lavoro: spesso è proprio la qualità di queste interazioni a determinare la motivazione individuale e anche l’efficacia del lavoro di gruppo. Per questo una delle caratteristiche fondamentali di tutte (o quasi) le attività di team building a distanza è l’uso della webcam, per permettere a tutti i partecipanti di guardarsi e ascoltarsi a vicenda. Questo permette di inserire nella comunicazione quella infinita gamma di espressioni, toni, movimenti e atteggiamenti che rendono unico ognuno di noi e che non possono essere efficacemente tradotti in una mail o in un software di project management.

Utilizzo mail di gruppo, newsletter e faccio riunioni in videoconferenza. Perché il mio team non è più affiatato come prima?

Perché tutti questi strumenti, pur permettendoci di lavorare ancora insieme in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, rischiano di eliminare l’elemento umano dalla vita “d’ufficio”. Tutti sanno che, in una mail collettiva di lavoro o in un gruppo Whatsapp dedicato alla gestione di un progetto, non bisogna indulgere a messaggi personali, altrimenti si intasa la comunicazione e si bombardano gli altri di fastidiose notifiche per ragioni futili. E in una riunione su Zoom o Skype è importante rispettare il tempo degli altri e, di conseguenza, ci si dovrà limitare ai punti all’ordine del giorno, senza perdersi in chiacchiere. Quello che ci manca, in questi casi, è la chiacchierata in pausa pranzo o in ascensore, la battuta scambiata con i colleghi fra un’incombenza lavorativa e l’altra. Ci mancano, in sostanza, tutti quei momenti di semplice umanità che punteggiano una giornata di lavoro senza che ce ne accorgiamo. Per questo motivo, quando si organizzano attività di team building a distanza, è importante lasciare un po’ di spazio proprio a quel tipo di spontaneità che ci porta a ridere insieme, a riconoscerci e a sviluppare legami che vanno oltre il semplice rapporto lavorativo. Abbiamo bisogno di lasciarci andare in compagnia, per poter dare il meglio in team.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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