Innovazione e incomprensione: 5 invenzioni che furono accolte con ostilità
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Innovazione e incomprensione: 5 invenzioni di successo che furono accolte con scetticismo

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Scritto da Angela

Una delle esperienze più terrificanti che un essere umano possa avere è quella di proporre al mondo un’idea completamente nuova. Se “terrificante” vi sembra un aggettivo esagerato, pensate al fatto che quasi tutti i grandi geni del passato (o quelli che oggi celebriamo per la loro genialità) sono stati derisi dai loro contemporanei. L’innovazione, oggi, è un valore, ma la resistenza della società ai cambiamenti è innata. Immaginare un futuro troppo diverso dal nostro presente ci crea un senso di disagio ed è per questo che spesso gli innovatori sono incompresi per buona parte della propria carriera. Ecco alcuni esempi di invenzioni che hanno cambiato la storia del mondo, ma che inizialmente sono state accolte con scetticismo e ostilità.

Innovazione e incomprensione: 5 invenzioni di successo che furono accolte con scetticismo

1. La Televisione

La televisione non durerà, perché le persone si stancheranno presto di passare le serate a fissare una scatola di legno.

A pronunciare queste parole fu Darryl Zanuck, dirigente della 20th Century Fox. Era il 1946, all’apice dell’epoca d’oro del cinema americano. Nel giro di pochissimi anni, la televisione entrò nelle case di miliardi di persone, cambiando radicalmente il nostro modo di vivere la socialità domestica. Erano passati poco più di vent’anni da quando lo scozzese John Logie Baird aveva presentato per la prima volta la sua invenzione a un pubblico di londinesi scettici. L’innovazione del mezzo televisivo era troppo complessa da prevedere per i contemporanei, anche per coloro che si interessavano alle nuove tecnologie. Uno dei pionieri americani della radio, Lee De Forest, definì la televisione “impossibile da realizzare, sia commercialmente che economicamente”.
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2. La Lampadina

Chiunque se ne intenda capirà immediatamente che si tratta di un assoluto fallimento.

Con queste parole Henry Morton, dello Stevens Institute of Technology, accolse la celebre invenzione di Thomas Edison nel 1880. Soprattutto in Inghilterra, l’establishment scientifico guardava all’innovazione proposta dall’americano Edison come a una boutade poco affidabile. Nella migliore delle ipotesi un giocattolo inutile, nella peggiore una truffa vera e propria, “indegna degli uomini di scienza” (secondo un comitato parlamentare riunitosi nel 1878 per discutere dell’argomento). L’innovazione della lampadina di Edison non era troppo distante dalle tecnologie già disponibili: l’elettricità era infatti una scoperta tutt’altro che recente. Quello che sembrava inconcepibile, ai luminari del XIX secolo, era l’idea che questo nuovo oggetto potesse portare, in modo commercialmente sostenibile, l’elettricità in tutte le case private, invece di relegarla a usi scientifici o industriali.

3. Youtube

Non ci sono poi così tanti video che mi va di guardare.

A non credere nel futuro di Youtube e a esprimerlo con questo commento sprezzante è stato… il fondatore di Youtube. Steve Chen ha sugellato così la vendita della sua piattaforma a Google, nel 2005. Probabilmente contento di aver ottenuto un’offerta decente per una startup che considerava destinata al fallimento, Chen è passato involontariamente alla storia insieme alla schiera di coloro che hanno perso una grande occasione. In questo, lo startupper americano è secondo solo al cantante che lasciò i Queen (allora Smile), perché “la band non aveva futuro”, aprendo la strada al successo di Freddie Mercury. Oggi, come tutti sappiamo, Youtube è una delle piattaforme social più vitali, efficaci e utilizzate del mondo.
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4. Il personal computer

Non c’è alcun motivo per cui un individuo dovrebbe tenersi in casa un computer.

In quanto presidente della Digital Equipment Corp, Ken Olson stava dimostrando, con questa sua affermazione, di non essere particolarmente tagliato per il proprio lavoro. Era il 1977 e i computer erano ancora materiale da racconto fantascientifico, che ispirava curiosità e timore. Fino agli anni 80 i giornali continuarono, periodicamente, a parlare di “computerfobia”, ovvero di un insano terrore – che secondo certi giornalisti colpiva soprattutto le donne – e che teneva il pubblico lontano da questo strumento misterioso. Imparare a usare un computer era complicato, non piacevole, e la maggior parte delle persone si chiedevano a cosa mai potesse servire, nella vita di ogni giorno. Oggi ci è semplicemente impossibile immaginare la nostra quotidianità senza personal computer.

5. Google

Questi signori di Google vogliono diventare milionari, essere delle rockstars e andarsene in giro per conferenze. Vedremo se saranno ancora in affari fra due o tre anni.

Questa lapidaria affermazione del 2003 ci dimostra che anche Bill Gates, ogni tanto, prende un granchio clamoroso quando si parla di tecnologia. D’altra parte lo si può perdonare: i fondatori di Google per primi non avevano le idee chiare, all’inizio. Ignari dell’innovazione che avrebbero portato, di lì a poco, in tutti gli aspetti della vita e del lavoro su scala globale, Sergey Brin e Rick Klau stavano cercando di creare un sistema per permettere di ordinare la pizza su internet, attraverso un sistema complicato che combinava le connessioni dial-up degli inizi con l’utilizzo del fax. Quando questo progetto fallì in modo spettacolare (e prevedibile), i fondatori decisero di cambiare direzione. Il resto è storia.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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