Minimalismo digitale: abbiamo bisogno di un "detox tecnologico"?
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Minimalismo digitale: abbiamo bisogno di un “detox tecnologico”?

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Scritto da Angela

Avete già sentito parlare del minimalismo digitale? Fra le tante tendenze che si sono affermate negli ultimi anni, in materia di “stili di vita alternativi”, questa è una delle più interessanti. Si è sviluppata come conseguenza della proliferazione di media digitali e dei dispositivi che utilizziamo per consumarli. Da molte parti si sono sollevate voci critiche sulla pervasività di certe tecnologie – e non si parla solo degli onnipresenti social media. Sempre più numerosa è la schiera di coloro che ritengono che l’influenza delle tecnologie digitali sulla nostra vita non sia positiva e che ognuno di noi dovrebbe rivedere la propria relazione con la miriade di smart-device che ci accompagnano in ogni secondo.

Come è nato il minimalismo digitale

Quali sono, secondo i promotori del minimalismo digitale, i vantaggi di uno stile di vita più “analogico”? In primo luogo, la percezione di una vita più soddisfacente e un calo della sensazione di ansia che sembra ormai onnipresente nelle nostre società. Ci sono molte teorie sul perché l’utilizzo di smart-device sia da collegare all’ansia e ai disturbi del sonno. Si sa, per esempio, che la luce azzurra degli schermi è uno stimolo che “sveglia” il nostro cervello e che quindi può causare insonnia in chi vi si espone subito prima di andare a dormire. Inoltre è stato abbondantemente dimostrato che l’utilizzo eccessivo dei social network e in particolare l’ansia di rispondere a ogni notifica ci spinge a proiettarci sempre in un momento diverso da quello che stiamo vivendo e a portare avanti più azioni contemporaneamente, generando alienazione e limitando la nostra capacità di concentrazione.

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Come si diventa minimalisti digitali

Come si applica il minimalismo digitale? Contrariamente a quanto molti pensano, il minimalismo digitale non è sinonimo di luddismo e non richiede di utilizzare un telefono analogico, di non avere un computer o di non ascoltare musica in mp3. Ci sono molti testi sull’argomento, ma il più celebre è probabilmente Digital Minimalism di Cal Newport (2018), che suggerisce di diventare utilizzatori consapevoli, accogliendo nella propria vita solo le tecnologie che ci permettono di migliorarla. Un buon modo per identificarle è il “digital detox”. Questa pratica consiste nell’eliminare interamente, per un mese, tutte le tecnologie digitali che non siano strettamente necessarie per vivere o per lavorare. Utilizzare la mail solo per lavoro, installare dei limitatori di navigazione con settaggi rigidi sul proprio browser per stare alla larga dai social media, disinstallare tutte le app che non si utilizzano quotidianamente per lavorare o per gestire funzioni basilari della propria vita. Dopo un mese, si potranno reintrodurre, una per volta, solo le abitudini tecnologiche delle quali si è sentita molto la mancanza. La maggior parte di coloro che hanno sperimentato questa “disintossicazione digitale”, per esempio, hanno reintrodotto pratiche come l’ascolto di musica o il consumo di film e serie tv in streaming, ma non i social media o la tv generalista.

Come si vive senza tecnologia?

Che cosa succede quando si rimane “orfani” della tecnologia? La prima, evidente conseguenza del “digital detox” è l’improvvisa necessità di occupare del tempo. Se non possiamo guardare uno show su Netflix o scorrere la bacheca di Facebook, nella nostra vita si libereranno un certo numero di minuti o di ore, che ci troveremo a impiegare. Si tratta spesso di “frammenti” durante la giornata”. Che cosa fare in questi casi? I teorici del minimalismo digitale consigliano di recuperare qualche vecchia abitudine, come la lettura di libri, le passeggiate accompagnate solo dai pensieri o dalla conversazione con un altro essere umano, il cinema o lo sport. Quasi tutti, inoltre, hanno rilevato un aumento della produttività sul lavoro (con conseguente diminuzione delle ore impiegate per svolgere gli stessi compiti) e un miglioramento generale dell’umore, con diminuzione degli stati d’ansia.

Conclusioni

Stiamo dunque dicendo che il nostro scopo dovrebbe essere quello di vivere come se ci trovassimo nel 1992? Niente affatto, ma forse possiamo trarre qualche beneficio dal diventare davvero utilizzatori consapevoli, che dominano le tecnologie e le selezionano con cura, prendendo solo ciò che di buono queste hanno da offrire.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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