Mobilità sostenibile: come stanno cambiando le nostre città?
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Mobilità sostenibile: come stanno cambiando le nostre città?

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Scritto da Angela

Si è parlato per anni di rendere le nostre città più “green”, di ridurre l’inquinamento, di incentivare la mobilità sostenibile e per anni è sembrato impossibile prendere misure efficaci. Qualche domenica senza auto, incentivi per i motori meno inquinanti, qualche pista ciclabile qua e là, ma la qualità dell’aria nei centri urbani non è poi migliorata di molto. Improvvisamente abbiamo scoperto che, con la giusta motivazione, il cambiamento si poteva mettere in atto in pochi mesi. Improvvisamente il telelavoro diventa la norma, il pendolarismo si riduce fino quasi a scomparire, le auto si riducono, i mezzi pubblici si svuotano, si verifica una corsa all’acquisto di biciclette. E, inevitabilmente, si torna a parlare di mobilità sostenibile anche per il futuro. Possiamo portare con noi alcune delle innovazioni positive adottate in questi mesi?

Perché è importante parlare di mobilità sostenibile

La mobilità sostenibile non è soltanto una moda né una nicchia di mercato destinata a restare tale. Si tratta di un settore in continua espansione, la cui crescita potrebbe avere conseguenze positive sulla salute pubblica (grazie al calo delle emissioni) e anche sull’impiego, visto il crescente numero di brand e startup che lanciano proposte e creano prototipi. Questo settore è anche una fucina di innovazione: è qui che si sono sviluppate alcune delle nuove tecnologie più interessanti degli ultimi anni.

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Il trionfo delle app: micromobilità e ride sharing

Negli ultimi anni sono nate moltissime aziende di ride sharing. Si va dai classici car sharing, come DriveNow o Car2Go, che permettono agli utenti di guidare le auto, spesso elettriche, che fanno parte del parco veicoli dell’azienda in questione, a modelli simili applicati alle biciclette, agli scooter o ai monopattini. Ci sono anche modelli alternativi, come quello della tedesca CleverShuttle, che prevedono una forma ibrida di carpooling, con auto elettriche guidate da autisti e un’app che identifica automaticamente il percorso più breve per portare a destinazione diversi clienti, dividendo i costi. Per questo genere di app e di aziende ora scatta la sfida alla sostenibilità commerciale sul lungo periodo, a fronte di investimenti iniziali anche ingenti. Di certo non tutti gli operatori di questo settore riusciranno a emergere, ma i prossimi mesi saranno fondamentali per capire quale modello riuscirà ad affermarsi sugli altri.

Nuova mobilità, nuovo lavoro e nuova imprenditoria?

Quella a cui stiamo assistendo è una rivoluzione epocale. Fermiamoci un attimo a pensare all’effetto che ci fa sentir raccontare o vedere rappresentate nei film certe professioni o condizioni di lavoro che non esistono più. Dal macchinista del treno a vapore allo strillone dei giornali, dallo scrivano di strada allo spazzacamino che si arrampica su per la cappa. Ecco, è probabile che, fra un paio di generazioni, si guarderà nello stesso modo all’idea del pendolarismo, dell’impiegato che timbra il cartellino per sedersi davanti al computer in ufficio. Certo, non è detto che il passaggio sia così drastico e neppure globale, ma possiamo senza dubbio aspettarci che, in un futuro non lontano, l’idea di salire a bordo di un’auto a benzina per andare al lavoro sembrerà bizzarra a una generazione abituata all’home office, ad avere colleghi distribuiti in tutto il mondo, a utilizzare un veicolo a motore solo se necessario o, meglio ancora, a contare su veicoli condivisi e non inquinanti. Quello che possiamo ipotizzare è che alla guida di questo processo di cambiamento ci saranno aziende che oggi consideriamo startup. Uno scale-up significativo in questo settore potrebbe trasformarsi in una rivoluzione imprenditoriale, ma anche tradursi in numerosissimi nuovi posti di lavoro, dallo sviluppo alla logistica, dal marketing alle pubbliche relazioni. La mobilità sostenibile potrebbe diventare una parte del nostro futuro in modi che ancora fatichiamo a prevedere.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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