Reskilling a upskilling: così le aziende aiutano i dipendenti a reinventarsi
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Reskilling a upskilling: così le aziende aiutano i dipendenti a reinventarsi

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Scritto da Angela

La parola chiave di questi ultimi mesi è stata “reinventarsi”. Reinventarsi un lavoro, una carriera, un modo di incontrarsi o di organizzare eventi: a causa della pandemia e della crisi che ne è seguita, in molti hanno dovuto ripensare interamente la propria carriera, magari perché hanno perso il lavoro o perché la loro attività principale ha dovuto subire cambiamenti radicali, noi di Smart Eventi abbiamo infatti inventato nuovi format digitali e virtuali per venire incontro alle nuove esigenze del mercato e soprattutto abbiamo riorganizzato il team in maniera che tutti fossero coinvolti in modo attivo in attività anche nuovissime, per non lasciare indietro nessuno. È facile comprendere questo concetto se si parla di qualifiche personali o di liberi professionisti, ma come lo si applica alle aziende? È qui che entrano in gioco due termini che sentiremo usare molto spesso nel prossimo futuro: reskilling e upskilling.

Upskilling e reskilling: cosa sono e perché sono importanti

Con i termini upskilling e reskilling ci si riferisce alle offerte di riqualificazione o di formazione che un’azienda può offrire ai propri dipendenti per sviluppare o modificare il percorso della loro carriera all’interno dell’azienda stessa. Si tratta di due strumenti essenziali quando si opera in un mercato particolarmente competitivo, specialmente se si tratta di un ambito fortemente influenzato dalle innovazioni tecnologiche. Per progredire e restare rilevante, infatti, qualsiasi brand o azienda deve avvalersi di un team di professionisti che si distinguano per eccellenza nel proprio settore.

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Che differenza c’è fra upskilling e reskilling?

Nonostante questi termini vengano spesso utilizzati come sinonimi, ci sono sostanziali differenze fra upskilling e reskilling. Con upskilling si intendono quelle attività formative che sviluppano le competenze preesistenti, permettendo a chi già opera in un settore di progredire nella propria carriera, come nel caso di un programmatore che apprenda un nuovo linguaggio. In questo caso l’azienda prevede solitamente di non modificare il ruolo o la posizione del lavoratore, ma semplicemente ne vuole ampliare le competenze a proprie spese. Il reskilling si riferisce invece a una formazione che prepara il lavoratore per una posizione nuova, che richiede competenze in tutto o in parte diverse da quelle che già possiede. Capita più spesso quando un’azienda non ha più bisogno di un determinato ruolo e, invece di terminare il rapporto di lavoro con il dipendente sceglie di riqualificarlo per mantenerlo all’interno dell’organico con funzioni che siano utili all’impresa.

L’importanza di creare rapporti solidi con i migliori professionisti

Oltre a costituire un eccellente investimento in termini di continuità del lavoro unita all’avanzamento delle prestazioni, queste due pratiche servono anche a mantenere e migliorare la qualità del team. In un mercato in continua evoluzione, infatti, le punte di diamante di ogni professione tendono alla mobilità e c’è il rischio di vedere i propri elementi migliori “sedotti” da offerte più vantaggiose provenienti da altre aziende. Per questo motivo valorizzare il talento e investire in formazione sono scelte intelligenti, perché creano un ambiente lavorativo nel quale i dipendenti sono soddisfatti e si sentono apprezzati e che quindi saranno meno inclini a lasciare. Questo vale soprattutto per i talenti emergenti, giovani e con competenze non troppo comuni, che sono i più richiesti. Le opportunità di formazione intra-aziendale sono fra i benefit più apprezzati dai giovani professionisti.

Non solo tecnologia

In quali ambiti bisognerebbe investire, quando si sceglie di offrire formazione ai propri dipendenti? Naturalmente la risposta dipende dall’azienda e dall’ambito professionale nel quale essa si muove, ma è possibile che le soluzioni più considerate dalle aziende abbiano a che fare con le competenze tecnologiche e l’automazione. Non occorre però dimenticare che ci sono altre caratteristiche che rendono eccellente un team e che fanno di un professionista un vero fuoriclasse. Abilità come il problem solving, la comunicazione, la moderazione di gruppi di lavoro e discussione e le capacità di leadership possono fare la differenza in termini di produttività e velocità di raggiungimento degli obiettivi.

Conclusioni

Viviamo in un’epoca che dà per scontata la formazione continua, in qualsiasi settore. Non esiste ambito che non sia in qualche modo toccato dall’avanzamento della tecnologia, ma anche quando non sono le competenze tecniche a essere in gioco, la crescita può svilupparsi in moltissimi ambiti, dalle competenze linguistiche alle cosiddette “soft skills”. Un programma di avanzamento della carriera e di espansione dei saperi dovrebbe fare parte di qualsiasi piano di sviluppo aziendale, sul lungo periodo.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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