È giusto mescolare marketing e politica? Due campagne tedesche riaprono il dibattito
Digital Marketing

È giusto mescolare marketing e politica? Due campagne tedesche riaprono il dibattito

marketing e politica
Avatar
Scritto da Angela

Marketing e politica dovrebbero mescolarsi? Un brand dovrebbe prendere posizione su una questione potenzialmente divisiva? Il dibattito su questi temi è più attuale che mai e si ripropone ormai da diversi anni, rispetto a temi come i diritti LGBTQ o il Black Lives Matter: da un lato c’è chi ritiene che prendere posizione contro evidenti ingiustizie sia il minimo che un brand possa fare per contribuire alla visibilità delle cause importanti e per offrire una dichiarazione di intenti al proprio pubblico, dall’altro chi trova immorale mescolare marketing e politica. Molto raramente, però, capita che un brand prenda posizione non su un tema sociale (come può essere quello dei diritti civili), ma sulla politica in senso stretto, nello specifico all’interno di una campagna elettorale. In Germania, questo tabù si è rotto e la discussione è più vivace che mai.

L’azienda dei trasporti di Berlino e la campagna di Joe Biden

A parlare apertamente di politica aveva iniziato la BVG, azienda di trasporti che gestisce i tram e le metropolitane di Berlino e che è celebre per le campagna social coinvolgenti, divertenti e ad alto tasso di viralità – sulla traccia della nostrana Taffo, per intenderci. Durante la campagna elettorale americana, l’azienda ha diffuso sui social l’immagine di una scritta con i caratteristici colori del logo (giallo e nero) collocata su un fondo azzurro a stelle bianche. La scritta recita: “Als öffentlich Unternehmen dürfen wir nicht verraten, wem wir den Wahlsieg gönnen. Deswegen nur so viel: wir wünschen’s beiden” che vuol dire “In quanto azienda pubblica, non dobbiamo rivelare chi vogliamo che vinca le elezioni. Quindi diciamo che auguriamo a entrambi il meglio.” La parola “beiden”, che in tedesco vuol dire “entrambi” suona esattamente come il cognome dell’attuale presidente degli USA e allora candidato democratico Joe Biden e, nell’immagine, la seconda “e” veniva parzialmente coperta da una stella. La presa di posizione smaccata, nonostante la preterizione presente nella frase, ha fatto molto discutere l’opinione pubblica, soprattutto dal momento che la BVG è una partecipata statale.

 

Vuoi realizzare una campagna di branding? Contattaci!

Edeka, True Fruits e AfD: marketing e politica giocano in casa

Si potrebbe obiettare che immischiarsi nelle elezioni altrui è, dal punto di vista della mescolanza di marketing e politica, un “peccato veniale”. A rompere anche l’ultimo tabù, entrando a gamba tesa sulle elezioni nazionali, ci hanno pensato il brand di smoothie alla frutta True Fruits e la catena di supermercati Edeka, una delle più popolari e diffuse di tutta la Germania. True Fruits ha diffuso, durante la campagna elettorale per la nomina del nuovo parlamento, una serie limitata di succhi con i nomi dei principali partiti tedeschi, cercando più o meno di rispettarne il colore tradizionale (verde per i Verdi, rosso per l’SPD e così via) e proponendoli, nelle immagini pubblicitarie, nelle posizioni corrispondenti dell’arco costituzionale, ovvero disposti da sinistra verso destra in uno spettro che va dal partito della sinistra più radicale Die Linke fino ad AfD, all’estrema destra. I supermercati Edeka hanno scelto di distribuire nei propri punti vendita tutti i succhi della serie “elettorale” tranne quello di AfD e hanno diffuso una propria campagna con scritto “Sui nostri scaffali, a destra non c’è posto”. Questa scelta è dovuta al fatto che AfD è un partito problematico, i cui esponenti sono stati più volte accusati e in qualche caso condannati per reati d’odio e apologia del nazionalsocialismo.

L’effetto sul dibattito e l’effetto sui brand

La reazione di True Fruit è stata immediata, con l’accusa a Edeka di strumentalizzare politicamente quello che partiva come un semplice tentativo di informare i cittadini in modo gradevole su tutte le opzioni elettorali disponibili. La reazione di AfD è prevedibile: sdegno e accuse di discriminazione. Un’analisi più attenta e scevra da politicizzazioni, però, non può che soffermarsi su due punti. Il primo è che difficilmente la scelta di un’azienda di produrre un succo di frutta “partitico” sposterà un numero rilevante di voti e lo stesso vale per la decisione di un’altra azienda di non mettere in vendita il succo suddetto. Che scopo ha, quindi, un’azione del genere? Questo è il secondo punto. Se si considera il caso specifico di AfD, si può individuare nella scelta di True Fruits il desiderio di inserirsi nel “trending topic” delle elezioni, quindi non di rivolgersi a un target particolare, ma di avere un approccio piuttosto ad ampio spettro. Nella scelta di Edeka, a voler essere cinici, si può vedere il desiderio di piacere a tutto l’elettorato di centro e di sinistra, mentre a voler essere idealisti si può pensare a un rifiuto di normalizzare posizioni che sono più o meno universalmente considerate estremiste. Ed è proprio in questa distinzione soggettiva fra cinismo e idealismo che si radica il dibattito. La domanda resta aperta: è giusto che i brand parlino di politica? In questo articolo non troverete la risposta, ma speriamo che abbiate trovato lo spunto per qualche interessante domanda.

Vuoi lanciare una nuova campagna per promuovere il tuo brand? Contattaci!

Iscriviti alla newsletter

Informazioni sull'autore

Avatar

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

Lascia un Commento