Infodemia: come il Covid-19 ha cambiato i social media
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Infodemia: come il Covid-19 ha cambiato i social media

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Scritto da Angela

Negli ultimi mesi abbiamo sentito parlare sempre più spesso di “infodemia” e di come questa sia stata la prima “pandemia social”. Nello specifico, si parla di come la presenza dei social abbia reso questa crisi sanitaria diversa da tutte quelle precedenti. Quello di cui non si parla altrettanto spesso è il processo contrario. Il modo di usare i social e di promuoversi attraverso eventi e campagne marketing è cambiato – probabilmente in modo irreversibile – in conseguenza della pandemia. Sono cambiati i nostri linguaggi e il nostro modo di concepire lo spazio digitale in relazione alla nostra vita e al nostro lavoro. Oggi approfondiremo proprio questo aspetto. In che modo il Covid-19 ha cambiato i social media e in particolare il social media marketing? Scopriamolo insieme.

Scriviamo e leggiamo molti più messaggi

Molte delle aziende che si occupano di metriche social hanno rilevato un incremento nel numero dei messaggi privati che si scambiano sui social, soprattutto per quanto riguarda le pagine dei brand di alcuni settori. Nello specifico, a ricevere più messaggi sono state le aziende che operano in ambito sanitario e nell’industria dell’intrattenimento. Questo comportamento riflette un accresciuto bisogno degli utenti di essere rassicurati su tutto ciò che concerne la salute, ma danno anche più valore al tempo dedicato a se stessi e al proprio svago, oppure utilizzano i contenuti presenti sui social per acquisire nuove abilità o aggiornare i propri interessi. E questo è solo uno dei tanti modi in cui il Covid-19 ha cambiato i social media.

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Quando postare? La pandemia ha cambiato i nostri orari di utilizzo dei social media

Quando si realizza una strategia di social media marketing, si prepara una tabella di giorni e orari, per condividere i propri post negli orari di maggiore presenza e attività dei propri follower. Per anni, questi orari sono rimasti più o meno invariati per intere categorie di brand. Ora che una gran parte della nostra vita si è spostata online, tuttavia, questi orari sono cambiati e gli strumenti automatici delle varie piattaforme social (Facebook in testa) lo hanno rilevato immediatamente. In un mondo che ha tolto dall’equazione della giornata i ritmi normali della vita d’ufficio e del pendolarismo, il tempo che passiamo online e che quindi ci rende potenzialmente reattivi alla promozione è completamente mutato.

Vendere è diventato un atto sociale e legato alla solidarietà

Mai come adesso, il social media marketing ha posto un fortissimo accento sulle connotazioni etiche di ogni operazione. Non ci addentreremo nell’autenticità di ogni singola comunicazione, poiché quello che conta è l’intento generale. Le aziende hanno capito che, per restare rilevanti, dovevano partecipare allo sforzo sociale. Per questo motivo moltissime campagne di social media marketing hanno iniziato a porre l’accento non sul prodotto in sé, ma sui modi in cui l’azienda utilizza i propri profitti per aiutare cause socialmente significative o sulle misure prese per garantire la sicurezza dei dipendenti.

Sono aumentate le opzioni di acquisto diretto dai social

La chiusura di molti canali di vendita al pubblico e l’impossibilità di presentare i prodotti in modo tradizionale hanno spinto le aziende a semplificare al massimo le vendite online. Per questo molti brand che utilizzavano i social soprattutto come parte del funnel destinato a convertire sui loro siti di e-commerce hanno cambiato abitudini, privilegiando le opzioni di vendita diretta disponibili su alcuni social (primo fra tutti Instagram).

Il Covid-19 ha cambiato i social media: adesso le conversazioni sono più “umane”

Il riassestamento del tono delle comunicazioni è forse il modo più evidente in cui la pandemia di Covid-19 ha cambiato il social media marketing. Le conversazioni fra clienti e brand sono diventate, per necessità e per istinto, conversazioni fra persone. Il cliente non vuole più (solo) interagire con un brand che faccia il modo efficiente il proprio lavoro, vuole invece sentire di avere a che fare con un essere umano con il quale condivide la preoccupazione per il futuro, la paura e la speranza che caratterizzano questi mesi della nostra vita.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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