Netflix lancia il suo merchandising, in ritardo rispetto a Disney (e ai fan)
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Netflix lancia il suo merchandising, in ritardo rispetto a Disney (e ai fan)

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Scritto da Angela

L’industria dei media ha dovuto fare i conti con un ribaltamento completo del sistema nell’ultima decade. La facilità con cui gli utenti possono accedere ai contenuti gratuitamente ha portato prima a una guerra senza successo contro la pirateria, poi a strategie alternative basate sull’incentivo. Le piattaforme in abbonamento come Netflix ne sono un esempio, l’esplosione del merchandising, assurto al livello di oggetto di culto, un altro. Ora questi due universi si uniscono e Netflix consacra l’immagine iconica del proprio marchio lanciando una linea di merchandising legata alle sue produzioni più popolari. D’altra parte, se si considera che franchising cinematografici di enorme successo come Guerre Stellari o Harry Potter hanno alimentato vere e proprie industrie parallele grazie al merchandising, era solo questione di tempo prima che anche il colosso mondiale delle serie si attrezzasse per avere accesso a una parte degli introiti legati ad abbigliamento e gadget collegati alle serie più celebri.

Si parte dagli anime: una scelta di mercato

Fra le primissime produzioni a essere dotate del proprio merchandising ci sono gli anime Eden e Yasuke, in collaborazione con il marchio Hypland di Jordan Bentley. Si tratta di una scelta di mercato molto precisa: il pubblico giovane e giovanissimo degli anime è normalmente molto attivo e coinvolto nelle “fandom” e si lega emotivamente ai prodotti culturali nei quali si riconosce. Spesso, inoltre, ha un potere d’acquisto non indifferente. Inoltre gli anime si arricchiscono con gli anni di significati sociali e anche politici, il che trasforma l’acquisizione di un capo di abbigliamento o di un oggetto di merchandising in una scelta identitaria e rappresentativa della personalità di chi la compie. Fra i prossimi titoli originali Netflix il cui merchandising sarà presto disponibile sullo store onilne dovrebbe esserci anche la nuova e popolarissima Lupin.

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Netflix sulle orme di Disney e in ritardo rispetto ai fan

La vera notizia non è tanto che Netflix abbia lanciato il proprio negozio di merchandising online, ma che non l’abbia fatto prima. Il rivale Disney è molto più avanti in questo senso – ma d’altra parte Disney viene da decenni di merchandising che rappresentava un’industria a sé molto prima che nascesse l’omonimo servizio di streaming, il che presentava come ovvia la scena che ogni nuova avventura economica del marchio contribuisse a creare nuovi gadget per pubblici sempre diversi. Insomma, dai pelouche di Topolino e dalle bambole dei Sette Nani al Funko Pop di Loki il passo è decisamente breve. Quello che dà invece da pensare è che Netflix ci abbia messo tanto a rispondere a quella che era da anni una chiara esigenza dei fan, i quali avevano iniziato a produrre il proprio merchandising con i personaggi preferiti creando fan-art e applicandola sui prodotti più disparati. Inevitabile chiedersi perché il brand sia rimasto inattivo per anni, pur potendo contare su una vera e propria miniera d’oro.

L’importanza delle nuove prospettive

Che cosa c’è voluto perché Netflix si accorgesse di questa colossale opportunità? Come spesso accade, è stato necessario l’arrivo di un punto di vista nuovo, esterno e inevitabilmente più “fresco”. Per Netflix, questo è arrivato nella persona di Josh Simon, dirigente newyorkese arrivato all’azienda nel 2020 e precedentemente parte del team di Nike. Proprio la costruzione di una linea di merchandising per i fan delle serie è stato il suo compito fin dall’inizio.

Rappresentazione e coinvolgimento

Lo store di Netflix non somiglia agli altri store online, che prima di tutto mettono in evidenza i prodotti. Il sito si concentra invece sul mettere in evidenza il concetto e l’aspetto emozionale delle serie e il processo creativo dei designer che hanno realizzato abiti, accessori, gioielli e giocattoli ispirati agli anime in questione. I valori e la rappresentazione, soprattutto quella delle minoranze etniche, prendono il centro della scena e la vendita è gestita in modo semplice per l’utente, ma non imposta con una presenza ingombrante di CTA. In questo senso, la scelta di Netflix è quella di creare con il pubblico un canale di comunicazione che punta prima e soprattutto alla fidelizzazione e solo in seconda battuta alla conversione.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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