Audio branding: i vantaggi di avere un’identità sonora
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Audio branding: i vantaggi di avere un’identità sonora

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Scritto da Angela

Non abbiamo bisogno di guardare lo schermo per riconoscere il suono di un programma di Netflix che sta per iniziare, per identificare l’inizio di un film di una delle grandi case di produzione cinematografica di Hollywood o per sapere che sta iniziando il TG di un certo canale televisivo. L’Audio Branding è un argomento del quale si parla relativamente poco, ma che permea la nostra percezione della realtà da molto tempo. È dall’epoca d’oro della radio, infatti, che si costruiscono identità sonore per prodotti, servizi e contenuti culturali. Si tratta di veri e propri “loghi”, fatti per essere ascoltati invece che visti. Con Audio Branding, naturalmente, non si intende solo il suono all’inizio di una pubblicità celebre o di una trasmissione, ma tutto l’insieme delle scelte che un brand fa in materia di audio, nella promozione dei propri prodotti. Oggi analizzeremo questo fenomeno, imparando a capire come funziona e perché è importante.

I nostri occhi sono stanchi: la civiltà dell’immagine ci ha resi meno sensibili

Siamo sempre più saturi di stimoli visivi: una vita davanti agli schermi, città in cui ogni superficie è utilizzata per promuovere qualcosa e il bombardamento costante dei social media ci hanno abituati a muoverci in una giungla di input multicolori. Proprio per questo il nostro cervello ha imparato a ignorarli. I brand stanno ora riscoprendo l’audio branding proprio per cercare di stabilire una comunicazione con il proprio pubblico attraverso gli altri sensi e lo stanno facendo con successo. Uno stimolo sonoro può infatti entrare nella nostra memoria in breve tempo, più facilmente di uno visivo.

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L’importanza della multisensorialità

Non è la prima volta che parliamo di un approccio multisensoriale al marketing. Per qualsiasi brand, oggi, è infatti importante costruire un’immagine che sia davvero coerente sotto tutti gli aspetti. Non si tratta solo di avere un jingle efficace, ma di costruire un vero e proprio universo sonoro composto da diversi elementi, alcuni evidenti anche al pubblico, altri più sottili, come la scelta di un particolare stile o di una particolare qualità del suono, che possa evocare atmosfere specifiche. Proprio in virtù della nostra acquisita “immunità” agli stimoli visivi, il suono diventa un elemento imprescindibile nella creazione di un legame emotivo fra il brand e il suo pubblico di riferimento.

Come non fare audio branding

Molti brand (e anche molti marketer) sottovalutano l’importanza dell’audio branding e tendono a prenderlo sotto gamba, non dedicando a questo aspetto dell’identità del marchio la giusta quantità di attenzione. Quando questo avviene, si verificano errori molto comuni, che vanno dall’uso della musichetta standard di attesa per i servizi clienti telefonici all’acquisto di musica senza copyright (o a bassissimo prezzo) dagli archivi di musica stock. Queste opzioni portano inevitabilmente a un risultato di qualità scadente, che non coinvolge l’utente e non crea alcun legame emozionale o, addirittura, può arrivare a infastidire. Soprattutto, un prodotto musicale o sonoro acquistato, per così dire, all’ingrosso non avrà alcun legame con l’identità del marchio e quindi non potrà esprimerla. In questo caso non si può effettivamente parlare di un’operazione di branding e si rischia quindi di sprecare una buona occasione per rafforzare la brand awareness.

Audio branding: best practices

Quando un brand sceglie di creare la propria identità sonora, dovrebbe sempre commissionare la creazione di musiche e suoni esclusivi, rivolgendosi a professionisti del settore. Non si tratta solo di assicurarsi i giusti diritti di utilizzo per i contenuti audio, ma anche e soprattutto di crearne di adatti, che riflettano autenticamente l’identità del brand, e di stabilire come, quando e in quali contesti essi vadano utilizzati. Per raggiungere questi risultati è indispensabile che l’intero team di marketing sia parte attiva nel processo di creazione e valutazione delle musiche e dei suoni, piuttosto che limitarsi ad acquistare un prodotto preconfezionato e diventarne semplici “utilizzatori”. In questo modo si costruirà un universo di “familiarità” fra utente e brand, fatto di atmosfere che associano il suono in modo immediato al prodotto, alla sua immagine e identità visiva, ai valori che la sua comunicazione trasmette.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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