Boom dei Food Box durante il lockdown: continuerà dopo la pandemia?
Digital Marketing

Boom dei Food Box durante il lockdown: continuerà anche dopo la pandemia?

food box
Avatar
Scritto da Angela

In che modo sono cambiate le nostre abitudini durante la pandemia e i lockdown? Diverse ricerche concordano che fra i comportamenti che hanno subito le alterazioni più significative ci sono quelli alimentari. In un mondo in cui improvvisamente non si poteva più andare a cena o a pranzo fuori né invitare gli amici per una spaghettata, in moltissimi hanno rivolto proprio al cibo un livello molto più alto di attenzione ed energia. Cucinare è diventato un modo per recuperare la convivialità perduta, ma anche per prenderci cura di noi stessi e della nostra famiglia, scegliendo opzioni più sane e sostenibili, oltre che imparando nuove ricette o addirittura provando per la prima volta a cucinare piatti specifici. In questo scenario, non sorprende la crescita vertiginosa che i “food box” hanno conosciuto a livello mondiale: in un mondo di servizi in abbonamento, il cibo di tutti i giorni era forse l’ultima frontiera degli acquisti “tradizionali”. Che ne sarà di questi brand dopo la pandemia? Secondo molti, questo trend è qui per restare.

Come funzionano i servizi di Food Box

Tutti abbiamo visto le pubblicità dei food box sui social media: scatole di cartone colorato, spesso riciclato e con un occhio alla sostenibilità, che si aprono per rivelare verdure di stagione e altri ingredienti visivamente attraenti, già selezionati e pesati per preparare ricette gustose e semplici al tempo stesso, calibrate sulla dieta dell’acquirente. L’idea è quella di combattere gli sprechi alimentari, acquistando solo quello che si utilizzerà per preparare una certa ricetta, in quantità esatte e senza imballaggi di plastica. E se, fino a qualche tempo fa, poteva sembrare impossibile utilizzare un servizio in abbonamento per la spesa alimentare, chi ha preso questa abitudine potrebbe essere disposto a mantenerla anche in futuro, dopo la fine dei lockdown e della pandemia.

 

Vuoi partecipare al più grande summit italiano sulla sostenibilità? Contattaci!

Il momento della verità

Se questa fidelizzazione dei clienti sarà sufficiente a far prosperare davvero i servizi che distribuiscono food box lo sapremo tra qualche mese, quando più o meno ovunque la possibilità di mangiare fuori sarà tornata definitivamente a far parte della routine. Questo perché i food box non sono economici: ottenere un profitto all’interno di un’industria che presenta costi di approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione alti non permette di abbassare i prezzi fino a renderli davvero competitivi, quindi è chiaro che la USP deve basarsi su altri elementi per permettere un marketing solido ed efficace. In pole position, fra le caratteristiche più popolari di questo tipo di abbonamenti, la sostenibilità ambientale (discutibile, nel caso di spedizioni sulla lunga distanza) e la lotta agli sprechi alimentari. Secondariamente, c’è la possibilità per chi non è particolarmente creativo o dotato ai fornelli, di seguire ricette spiegate chiaramente, con gli ingredienti già pesati e tagliati, per ottenere comunque piatti gustosi e, in alcuni casi, pensati per seguire un piano nutrizionale sano.

I leader del settore e le nuove USP

Brand come Gousto in Inghilterra o HelloFresh in Germania hanno conosciuto un’impennata dei profitti durante la pandemia, ovvero nel momento in cui certi fattori di imprevedibilità e spontaneità nelle decisioni alimentari sono venuti a mancare. È più facile pianificare di cucinare a casa tutte le sere, se non ci sono alternative. Ma chi invece può scegliere all’ultimo momento di uscire a mangiare una pizza sarà più restio ad autoimporsi un certo numero di pasti in casa ogni settimana. Per questo le aziende di food box stanno sperimentando con fasce di clientela che manifestino un loro bisogno di “regolarità” alimentare per altri motivi, come per esempio chi desidera iniziare una dieta, seguire un regime alimentare più sano, intraprendere un regime specifico (vegetariano, vegano, paleo o a basso contenuto di carboidrati). Un’altra opzione potrebbe essere quella di unire il principio del food box con quello dei GAS, i Gruppi di Acquisto Solidale, che esistono in Italia e all’estero da molti anni e che prevedono la creazione di gruppi di consumatori che si accordino per comprare all’ingrosso prodotti freschi dai produttori locali, tagliando completamente il ruolo dell GDO. Tutte queste scelte hanno a che fare con la salute o la sostenibilità, molto più che con il prezzo.

Vuoi organizzare un evento sostenibile? Contattaci!

Iscriviti alla newsletter

Informazioni sull'autore

Avatar

Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

Lascia un Commento