Come scrivere un curriculum efficace per attirare l'attenzione
Formazione

Il curriculum cambia: come farsi notare nel mondo del lavoro 2.0

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Scritto da Angela

Non tutti sanno che, fra le mille invenzioni di Leonardo da Vinci, c’è anche il curriculum vitae. Quello che è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi geni di tutti i tempi, alla fine del XV secolo, decise di compilare una lista di tutti i suoi successi più significativi, da sottoporre al Duca di Milano, sperando di ottenere un posto alla sua corte. Dai tempi di Leonardo, ovviamente, il curriculum si è evoluto e ha più volte cambiato forma. La rivoluzione digitale e l’avvento dei social media, in particolare, hanno cambiato il modo in cui i datori di lavoro valutano l’esperienza dei candidati prima di un’assunzione. Nonostante quest’ultimo, significativo cambiamento, sono ancora molti i professionisti che compilano curriculum secondo gli standard di dieci o vent’anni fa. Inutile dire come questa abitudine si riveli dannosa per chi la pratica, riducendo drammaticamente le possibilità di un’assunzione. Che caratteristiche deve avere oggi un curriculum, per essere rilevante e per mettere davvero in risalto le qualità del candidato? Ecco qualche consiglio pratico.

A che cosa serve un curriculum?

Come in tutte le cose, per trovare la formula migliore è essenziale avere sempre a mente lo scopo ultimo. In questo caso occorre chiedersi quale sia la vera funzione di un curriculum. Essenzialmente, questo documento dovrà mettere in risalto non solo l’idoneità a svolgere un certo lavoro, ma anche, se non soprattutto, il valore aggiunto che il candidato può portare a una certa posizione e all’azienda. Nel mercato iper-competitivo di oggi, le competenze sono quasi tutte intercambiabili. Con l’eccezione di una manciata di geni, tutti possediamo qualità e competenze abbastanza comuni, il che vuol dire che, sul piano strettamente professionale, molti candidati si equivalgono. La scelta avviene quindi spesso a partire da quel “qualcosa in più”, dagli aspetti individuali non solo della preparazione, ma anche della personalità. Come fare a esprimere tutto questo nella forma rigida e poco fantasiosa di un curriculum?

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Anche l’occhio vuole la sua parte

Cominciamo con un elemento che moltissimi tralasciano: l’estetica. Quando si prende in mano un curriculum, prima ancora di leggerlo, ci si fa un’idea del candidato. È importante, quindi, che l’aspetto del vostro curriculum corrisponda al tipo di personalità che volete veicolare. Se ci tenete a puntare su professionalità ed esuberanza, potete osare (senza esagerare) con font moderni come Calibri o Verdana e con le alternanze di grassetto e tondo nel corpo del testo. Se invece l’intenzione è quella di comunicare un profilo rassicurante, professionale e tradizionale, meglio scegliere font come Book Antiqua o Garamond e attenersi a un’impaginazione molto tradizionale. L’importante è non dare l’impressione di non aver curato questi aspetti: studiate un’impostazione di rientri e blocchi di testo che vi piaccia, non limitatevi ad andare a capo per ogni sezione di testo senza pensare al risultato finale.

Scegliere un titolo efficace

Un titolo? Da quando i curricula hanno un titolo? In pochi ci pensano, eppure è così. Quello che si intende per “titolo”, naturalmente, non è nulla di simile al titolo di un blog o di un articolo di giornale, ma piuttosto è quella breve definizione dell’identità professionale che si trova, ad esempio, sotto il nome nei profili LinkedIn. In poche parole (non più di cinque o sei) bisogna riassumere l’essenza della propria figura professionale, ovvero la risposta alla domanda “che lavoro fai?”. Attenzione, però: è sempre più comune, nel mercato del lavoro, acquisire una pluralità di competenze anche molto diverse fra loro, assumere ruoli professionali che si distaccano dal percorso di studi e avere un profilo anche molto eterogeneo. In questo caso bisogna scegliere come titolo del proprio curriculum il profilo sul quale si decide di puntare in quel momento. È consentito inserire la specialità o il focus specifico (per esempio “Digital strategist specializzato nel marketing di cosmetici”), ma è meglio omettere considerazioni personali che hanno senso in una fase successiva (per esempio “problem-solver” o “eccellente team-leader”.

Scrivere un breve sommario del curriculum

Come avrete capito, stiamo parlando di un tipo di curriculum “discorsivo”, che relega l’elenco delle capacità a una fase intermedia dell’esposizione. Attenzione però: chi esaminerà il vostro curriculum non ha né il tempo né la voglia di leggere il romanzo della vostra vita. Per questo il sommario dovrebbe essere un paragrafo di non più di cinque righe, che dia un’idea del contesto generale nel quale sapete muovervi al meglio. Niente orpelli letterari né chiacchiere: limitatevi a un microscopico riassunto dei vostri successi e a una panoramica stringata delle vostre capacità e competenze, mettendo in risalto gli aspetti che meglio si adattano alla posizione che vorreste occupare.

Prima le “hard skill”

Chi ha bisogno di assumere non vuole perdere tempo con candidati non adatti, quindi è importante dedicare la prima parte del curriculum alle cosiddette “hard skills”. Questo è il momento di esporre competenze specifiche come linguaggi di programmazione, conoscenze tecniche e specializzazioni. Questi sono gli elementi che definiscono, strettamente parlando, il vostro profilo professionale. Quando andranno elencate le “soft skill” come la capacità di lavorare in team o l’abilità comunicativa? Alla fine del curriculum, dopo la lista delle esperienze professionali più rilevanti, quella delle lingue parlate e le eventuali attività extra-curriculari, come il volontariato.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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