Che ci facevano tutti quegli influencer sul red carpet di Venezia?
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Che ci facevano tutti quegli influencer sul red carpet di Venezia?

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Scritto da Angela

Gli influencer stanno cambiando non solo il mondo del marketing, ma anche la società. In particolare, qualche mese fa ha fatto discutere la presenza degli influencer sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia, generando un dibattito che per poco non ha rubato la ribalta a film, attori e registi. In molti si sono chiesti il motivo di questa bizzarra novità. Cosa ci facevano gli influencer sul red carpet? Chi li ha invitati? Perché sono stati fotografati? Le riviste di gossip preferiscono occuparsi di loro piuttosto che delle celebrità “tradizionali”? Quello che è certo è che c’è ancora molto da capire e da scoprire su questo fenomeno commerciale e sociale.

Chi erano gli influencer sul red carpet di Venezia?

Prima di tutto occorre definire con chiarezza il concetto di “influencer”. Su questo blog abbiamo sempre parlato di quegli influencer che possono supportare determinate campagne e strategie di marketing, perché hanno un certo seguito presso un pubblico specifico, spesso di nicchia. Questo tipo di influencer tendono a crescere “dal basso”, affermandosi per i loro contenuti indipendenti, per poi arrivare alla fama anche sui media tradizionali. Gli esempi più celebri di questo genere di influencer sono ClioMakeUp e la stessa Chiara Ferragni (che, in questo caso, aveva un film in concorso al Festival e quindi non è stata oggetto di questa particolare polemica). Gli influencer sul red carpet di Venezia, invece, appartenevano soprattutto a un’altra categoria: si tratta di personaggi televisivi di fascia media, che hanno capitalizzato sulla propria presenza in alcuni celebri programmi come “Uomini e Donne” e “Temptation Island”.

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Fuori posto?

Quello che molti si chiedono è che senso abbia la presenza di tutti questi macro e micro-influencer sul red carpet di un festival prestigioso come quello di Venezia. Davvero i tronisti hanno un posto d’onore accanto ai premi oscar? La verità è più semplice: per arrivare sul red carpet basta acquistare un biglietto per la proiezione o farselo offrire da uno sponsor – cosa che nessun influencer ha difficoltà a fare. Quanto al farsi fotografare, non è un mistero che i volti noti della televisione generalista siano oggetto di interesse da parte dei media di costume e anche del pubblico. Ognuna di queste “celebrità” può vantare centinaia di migliaia (quando non milioni) di follower sui social – soprattutto su Instagram. Infine, molti hanno puntato l’attenzione sul fatto che, per essere fotografati all’ingresso dell’evento, non solo non occorre avere un film in concorso, ma non è neppure necessario assistere alle proiezioni.

Investire nel proprio potenziale

Molti hanno visto nella presenza degli influencer sul red carpet di Venezia l’affermazione di una nuova cultura della celebrità che si prepara a rimpiazzare quella esistente. I critici sostengono che ci sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’innalzare a livello di idolo delle masse qualcuno che non abbia dimostrato alcuna specifica capacità e che sia essenzialmente famoso per il fatto di essere famoso. I fan degli influencer, soprattutto di quelli emersi dai reality, sostengono che ci sia più merito nell’esporre al pubblico i propri sentimenti e la propria vita intima, piuttosto che limitarsi a “recitare una parte” come fanno gli attori, sottilmente accusati di “non essere autenticamente come si vedono sullo schermo” (cosa che dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo alle famiglie di Anthony Hopkins, Ralph Fiennes e del recentemente scomparso Bruno Ganz). Scherzi a parte, quello che gli influencer hanno fatto, in questo caso, è semplicemente investire nel proprio futuro potenziale commerciale. Quando si è famosi per il fatto di essere famosi e quando, su questa fama, si poggia l’intero funzionamento della propria carriera, non c’è investimento migliore di quello che porta a una visibilità e a una popolarità ancora più grandi. Le polemiche? Un utilissimo effetto collaterale.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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