Ricerche di mercato a basso budget: ecco tre idee per la tua azienda
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Ricerche di mercato a basso budget: ecco tre idee per la tua azienda

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Scritto da Angela

Nei periodi di crisi, una delle prime voci di budget che le aziende tagliano è quella relativa alle ricerche di mercato. L’ironia sta nel fatto che a dimostrarlo sono svariate ricerche, condotte per lo più da organismi pubblici, ma anche da grandi gruppi privati. Questo avviene perché, ovviamente, quando scarseggiano i fondi bisogna investire solo nell’essenziale, ovvero in quegli aspetti dell’attività senza i quali l’azienda non può sussistere (come la produzione e il personale, oltre ai costi vivi e a quelli fissi). Questo vuol dire che si opera una scelta, cosciente o meno, in merito a quello che non è indispensabile e di solito si decide che l’azienda continuerà a contare su una base di clientela più o meno affidabile, anche se il messaggio non sarà perfettamente in target. Ed è proprio qui che si commette l’errore più grave: se c’è una crisi è evidente che quella clientela necessaria al mantenimento del volume d’affari e alla crescita non è più disponibile. È proprio questo il momento di conoscere le vere esigenze del pubblico. Questo fenomeno si è verificato su larghissima scala nel nostro settore, il settore degli eventi, negli ultimi due anni. Di fronte a un crollo del volume d’affari, in moltissimi hanno scelto di risparmiare sulle ricerche di mercato, rimanendo in qualche modo “ciechi” rispetto alle esigenze del cliente. Esiste un modo per risolvere questo conflitto? Si può fare ricerca senza investire un budget enorme? Sì, a patto di avere una buona strategia. Vediamo come.

Usare i social con cognizione di causa

Una delle prime soluzioni alle quali ci si affida quando si sceglie di risparmiare sulle ricerche di mercato sono i social network, molti dei quali permettono di lanciare inchieste fra i propri follower o fan, ponendo domande a risposta multipla o semplicemente sollecitando commenti e feedback. Non c’è niente di male nel prendere in considerazione l’opinione degli utenti dei social, ovviamente, ma è un errore affidarsi eccessivamente o – peggio – esclusivamente a questi strumenti. Questo perché gli strumenti gratuiti dei social sono solitamente limitati nel loro potenziale di insight e, soprattutto, si riferiscono a un pubblico specifico. Sono rarissimi i casi in cui il pubblico di un’azienda si identifica completamente con il suo seguito social. Quindi è importante sapere quali domande rivolgere all’audience che si incontra su queste piattaforme, in base alle loro caratteristiche demografiche e al rapporto che il brand ha con i social. Insomma, dare troppa importanza ai dati che emergono da queste “ricerche di mercato” rischia di essere fuorviante.

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Appoggiarsi sulle ricerche di mercato esistenti, purché siano serie

Non tutti gli strumenti che si adattano a un budget basso sono gratuiti: spesso è possibile accedere a ricerche di altri a un costo ridotto. Come abbiamo menzionato all’inizio, molte ricerche di mercato vengono condotte da gruppi privati oppure organismi indipendenti e poi pubblicate, spesso su testate specialistiche dedicate a una certa industria. Investire per acquistare questo tipo di materiali, come whitepaper o documentazione già esistente di ricerche altrui, costerà certamente meno che commissionare una ricerca specifica e, per quanto ovviamente i parametri della ricerca possano non essere perfettamente in linea con le necessità del brand, senza dubbio, se si mira a conoscere bene un certo settore commerciale, questo può essere un ottimo punto di partenza. Prendiamo il caso dell’Italia e del mondo degli eventi: le ricerche sulle intenzioni di spesa delle aziende rispetto al settore degli eventi sono utilissime per chi deve orientarsi nella ricerca di nuovi clienti in questo ambito. Non si tratta di generare lead, ma di capire di cosa la clientela non ha (più) bisogno, onde evitare di offrire un servizio non al passo con i tempi.

Fare ricerca sui clienti fidelizzati

Ogni azienda può contare su un bacino di dati unico e irripetibile: i propri clienti fidelizzati. La clientela che si affida regolarmente a un certo brand è un tesoro inestimabile per il settore del marketing. Questi clienti, infatti, hanno già un’opinione positiva del marchio e lo integrano abitualmente nella propria vita o nella propria pratica professionale. È quindi ragionevole pensare che siano più disposti a comunicare e che apprezzino il sentirsi valorizzati quando lasciano un feedback. Una buona idea, quindi, è partire da questa base di clienti e porre domande specifiche, con una strategia solida, per capire cosa hanno in comune, cosa li motiva, perché il brand ha fatto la differenza per loro. In base a questi dati, si potrà pensare di targettizzare una campagna per trovare altri utenti con le stesse necessità. Attenzione però: quando si punta sul feedback dei clienti affezionati è importante evitare l’effetto “copia-incolla”: contatta piuttosto i tuoi clienti migliori in modo personalizzato, con messaggi che valorizzino il loro rapporto con l’azienda e, se puoi, offri loro qualcosa in cambio, quando li coinvolgi nella tua ricerca.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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