Perché la ricerca keyword non funziona (quasi) più per il tuo sito
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Perché la ricerca keyword non funziona (quasi) più per il tuo sito

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Scritto da Angela

Chi si occupa di SEO, di content marketing e in generale scrittura per il web a livello professionale sa che, prima di mettersi a lavorare a un testo, è importante effettuare una ricerca keyword. L’analisi delle parole chiave più rilevanti del proprio settore, infatti, è da anni uno dei pilastri dell’ottimizzazione dei testi per le piattaforme online. Giusto? Sbagliato. O meglio, è stato proprio così fino a relativamente poco tempo fa, ma le cose stanno cambiando.

Perché la ricerca keyword non funziona (quasi) più per il tuo sito

Vogliamo forse dire che non è più utile o necessario fare una buona ricerca keyword, prima di pubblicare un post? Non esattamente, ma le priorità di un buon blogger vanno decisamente ricalibrate. Ci sono anche altri aspetti da considerare, quando si vuole aumentare il traffico organico sul proprio sito. Perché occorre riconsiderare la ricerca keyword? Prima di tutto perché un sito di dimensioni medio-piccole ha pochissime possibilità di ottenere un buon ranking sulle keyword più importanti e quelle meno importanti sono spesso innaturali, difficili da utilizzare e assai meno interessanti. Che peso hanno le keyword nei post online? La questione a questo punto si fa complessa. Google, infatti, analizza il contenuto per capire se sia rilevante all’interno di un certo contesto, ma non lo fa solo attraverso la ricerca keyword. Piuttosto si basa sulla qualità del contenuto, premiando con un miglior ranking i contenuti che hanno già saputo attrarre un pubblico specificamente interessato a quell’argomento. E il pubblico seleziona i contenuti e li premia per la qualità, non per il numero di parole chiave inserite in ogni post.

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Nei panni dell’utente (l’importanza della UX)

Occorre tornare alla base del problema. Che cos’è che ci ha spinti, per anni, a fare ricerca keyword? Prima di tutto il desiderio di metterci nei panni dell’utente e di capire il suo linguaggio, per andare incontro al nostro target. Quello che occorre fare, adesso, è un passo indietro. Non diamo per scontato che le esigenze degli utenti di oggi siano le stesse di dieci anni fa, ma cerchiamo di capirne i meccanismi per come funzionano nel presente e per come si profileranno nel futuro. Che cosa vuole davvero il cliente, quando effettua una ricerca? In altre parole, come possiamo entrare in sintonia con l’utente? Prima di tutto, occorre sperimentare. Per esempio, possiamo provare a cercare il nostro prodotto o servizio su Google, non utilizzando il nome del brand ma le parole chiave riferite al nostro settore. Questo ci aiuterà a capire in che modo i nostri concorrenti si esprimono online, come scelgono di intitolare i loro post e quali keyword usano.

Fare le domande giuste, con tutte le parole chiave possibili

Facciamo più ricerche, utilizzando formule diverse, riferite a intenti diversi. Per esempio, gli utenti che scrivono “confronto” o “recensioni” accanto alla parola chiave, probabilmente sono interessati a farsi un’opinione, mentre chi usa stringhe più lunghe potrebbe avere domande specifiche. Sperimentare con queste diverse combinazioni ci aiuterà a capire quali risultati (e quali concorrenti) hanno raggiunto i risultati migliori nelle diverse categorie. Per esempio, un’agenzia di web marketing potrebbe cercare stringhe come “design di siti web a Milano” oppure “serve davvero avere un sito internet?” o ancora “creare sito internet per un negozio”. Bastano queste semplici varianti a tracciare un ritratto assai variegato del mercato: nel primo caso probabilmente si avrà un cliente già interessato a comprare e forse a confrontare offerte, nel secondo caso si parla di un utente che si accosta al servizio per la prima volta ed è indeciso, nel terzo si parla invece di necessità specifiche. Questo, ovviamente, non è che un semplicissimo esempio di valutazione del cosiddetto “searcher intent”, che dovrà essere approfondito prima di iniziare a scrivere i contenuti di un blog.

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Dalle keyword ai contenuti

Una volta determinato il “searcher intent”, si potrà stilare una lista di domande o necessità che gli utenti esprimono, in relazione a un certo prodotto. Ovvero, una volta capito ciò che l’utente vuole, è bene darglielo. Il passo successivo, quindi, non sarà la creazione di un contenuto “pubblicitario” del proprio brand, infarcito di parole chiave con la speranza di finire nella prima pagina di Google. Il passo successivo sarà invece un impegno concreto per rispondere alle domande degli utenti, producendo contenuti davvero rilevanti, utili ed esaustivi, creando valore per il cliente.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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