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Chi vince fra TikTok e Instagram Reel?

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Scritto da Angela

Ormai da anni le piattaforme social si sfidano a colpi di funzioni, cercando di incorporare le idee vincenti della concorrenza, nel disperato tentativo di trattenere gli utenti il più a lungo possibile. Una delle funzioni più popolari del momento è quella dei video brevi e verticali che hanno fatto la fortuna di TikTok – il social che è passato dall’essere territorio esclusivo dei giovanissimi al coinvolgere tutte le sottoculture e fasce d’età e, inevitabilmente, ad appassionare le aziende. La piattaforma con la quale TikTok si contende la fetta di pubblico più grande è evidentemente Instagram e, per non perdere terreno, il social fotografico di Facebook ha reagito introducendo gli Instagram Reel, che di TikTok replicano non solo il formato e la brevità, ma anche la riproduzione automatica. Come procede la competizione fra il social cinese e il colosso americano?

Audio e musica: TikTok vince e conquista la generazione Z

Una delle funzioni più apprezzate di TikTok è la possibilità per gli utenti di inserire nei propri video musica, dialoghi o effetti sonori provenienti non solo dalle principali classifiche online, ma dall’utenza stessa che ne crea di nuovi e li carica continuamente. Sono sempre più numerosi i musicisti che si adoperano per diventare di tendenza su TikTok: far arrivare rapidamente la propria musica a centinaia di migliaia se non milioni di persone con un video virale può portare più successo di un passaggio televisivo. Instagram ha provato senza successo a fare lo stesso, ma non è in grado di offrire una libreria di suoni vasta come quella di TikTok, perché la gestione del copyright sulla piattaforma è molto diversa – TikTok, di fatto, è stato costruito con l’intento specifico di usare musica protetta da copyright e può quindi contare su accordi a monte che semplificano la procedura.

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TikTok e Instagram Reel: la parola d’ordine è brevità!

Il pubblico sembra rispondere bene ai contenuti che non richiedono più di pochi secondi per essere consumati. Gli Instagram Reel spingono il concetto ancora più avanti, riducendo i messaggi a 30 secondi (contro i 60 di TikTok), per permettere agli utenti di condividere solo messaggi singoli e semplicissimi, con meno margini creativi rispetto a TikTok, ma di più facile consumo. Dal punto di vista dei creatori, questo potrebbe essere uno svantaggio: i TikTok, infatti, si prestano bene alla creazione di vere e proprie “serie”, con personaggi ricorrenti o formati riconoscibili, mentre i Reel si traducono nell’equivalente audio e video di un tweet.

Protezione dei contenuti: Instagram parte in vantaggio

Chi usa TikTok sa che è possibile salvare alcuni video sul proprio telefono, per vederli anche in modalità offline. I video in questione vengono sempre salvati con un watermark e il nome dell’autore, ma in teoria non è impossibile, per chi ha esperienza di editing video, rimuovere il watermark e riutilizzare il contenuto. Da questo punto di vista, Instagram parte con il grande vantaggio di non aver mai avuto opzioni per scaricare i contenuti e di aver sempre fatto grande attenzione alla protezione degli stessi. Gli Instagram Reel, proprio come le foto e i video, non sono scaricabili.

Analytics e monetizzazioni per gli influencer: TikTok capisce le necessità dei creatori

Gli analytics di Instagram sono passati di recente da inservibili a decenti, ma l’algoritmo per i Reel non è ancora particolarmente efficace e rende abbastanza difficile che un contenuto di un creatore non celebre diventi virale. TikTok, invece, si specializza in senso opposto: la viralità è relativamente facile da raggiungere e per i creatori è facile far crescere rapidamente il proprio pubblico e trasformarsi in influencer in grado di monetizzare la propria presenza sulle piattaforme. Dal punto di vista delle monetizzazioni, invece, gli Instagram Reel non prevedono ancora contenuti sponsorizzati – che sono invece presenti sul feed principale della piattaforma – il che offre all’utente un’esperienza più omogenea e senza interruzioni.

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Angela

Vive, scrive e lavora per lo più a Berlino, ma usa il nomadismo digitale come scusa per prendersi delle lunghe vacanze. Torna spesso in Italia perché le radici sono importanti e il caffè è indispensabile. Divide il tempo equamente fra marketing, musica sinfonica, indie rock e sperimentazione culinaria. Quando non scrive e non prepara marmellate, di solito costruisce mobili. Non ha ancora capito il senso della vita, ma quando lo capirà non lo prenderà sul serio e si lascerà sfuggire l’opportunità di scrivere un best seller sull’argomento.

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